Quando il desiderio cala: sessualità e coppia sotto la lente della psicologia
Il desiderio sessuale è una componente fondamentale della vita affettiva e relazionale. Tuttavia, calo o perdita del desiderio sessuale sono esperienze comuni e spesso fonte di disagio per le persone e le coppie. In psicologia clinica, è importante distinguere tra fluttuazioni naturali del desiderio e situazioni persistenti che configurano un disturbo sessuale, al fine di proporre un intervento adeguato.
Cos’è il calo del desiderio sessuale?
Il calo o perdita del desiderio sessuale (o libido) può manifestarsi come:
- ridotta frequenza del pensiero o interesse sessuale
- diminuzione dell’iniziativa sessuale
- scarsa risposta a stimoli sessuali
Secondo il DSM-5, il disturbo corrispondente è il Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo (HSDD) negli uomini e il Disturbo del Desiderio Sessuale/Ipoattivo Femminile nelle donne. I criteri principali includono:
- riduzione marcata del desiderio per almeno 6 mesi
- disagio clinicamente significativo
- non spiegato esclusivamente da altri disturbi medici, farmacologici o psicologici
Cause principali
Il calo del desiderio sessuale può derivare da una combinazione di fattori psicologici, relazionali e biologici.
- Stress e stili di vita: pressione lavorativa, mancanza di riposo, preoccupazioni quotidiane.
- Ansia, depressione o altri disturbi dell’umore: le alterazioni dell’umore influiscono direttamente sulla libido.
- Conflitti di coppia o difficoltà relazionali: comunicazione difficile, risentimenti, mancanza di intimità.
- Fattori biologici e farmacologici: disturbi ormonali, assunzione di farmaci, effetti post-operatori.
Tutti gli esempi clinici sono frutto di finzione e utilizzati esclusivamente a scopo illustrativo.
Marco, 35 anni, lamenta una riduzione progressiva del desiderio sessuale. È dirigente e lavora oltre 10 ore al giorno. La valutazione clinica evidenzia stress cronico e difficoltà a “staccare” mentalmente dal lavoro, con conseguente riduzione dell’interesse sessuale.
Sara, 32 anni, riporta calo del desiderio dopo la nascita del secondo figlio. L’analisi psicologica evidenzia sintomi depressivi, insonnia e senso di inadeguatezza, che contribuiscono alla riduzione della libido.
Luca e Anna, 40 e 38 anni, riferiscono una perdita del desiderio sessuale nella coppia. La valutazione clinica mostra conflitti irrisolti, mancanza di dialogo e risentimenti reciproci. Entrambi mantengono desiderio sessuale al di fuori della relazione, suggerendo una componente relazionale significativa.
Diagnosi e approccio clinico
In psicologia clinica, la valutazione del desiderio sessuale include:
- Anamnesi sessuale e relazionale
- Valutazione dello stato emotivo: ansia, depressione, stress
- Esplorazione del contesto di vita: stili di vita, abitudini, fattori di stress
- Valutazione medica: escludere cause organiche o farmacologiche
Il DSM-5 e l’ICD-11 sottolineano l’importanza di distinguere tra disturbi generalizzati o situazionali e tra cause primarie o secondarie.
Percorsi di trattamento psicologico
Il trattamento del calo del desiderio sessuale può seguire diversi percorsi, a seconda delle necessità individuali e di coppia. La psicoterapia individuale rappresenta spesso il primo passo: permette di ridurre ansia, stress e sintomi depressivi, oltre a lavorare sull’autostima e sull’immagine corporea, elementi spesso strettamente legati alla sessualità.
Quando il problema riguarda la relazione, la terapia di coppia può essere fondamentale. In questo contesto, l’obiettivo è migliorare la comunicazione e l’intimità, affrontando eventuali conflitti e risentimenti che possono compromettere il desiderio sessuale.
Infine, un approccio integrato rappresenta la modalità più completa. Questo prevede la collaborazione tra psicologi e medici, per escludere o gestire eventuali cause organiche o farmacologiche, e programmi combinati di psicoterapia ed educazione sessuale, che mirano a sostenere sia il benessere individuale sia la qualità della vita di coppia.
Conclusione
Il calo del desiderio sessuale è un’esperienza comune e complessa, che coinvolge mente, corpo e relazione. L’intervento clinico deve considerare la persona nella sua globalità, affrontando sia gli aspetti psicologici che relazionali.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un passo verso il benessere sessuale e relazionale.
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